Trovo sul NewYorkTimes i fatti e le intercettazioni, che noi leggiamo tutti i giorni in originale, ma di Rachel Donadio cito solo 2 impressioni e opinioni sul Rubygate: "L'insolito editoriale di denuncia (dal titolo 'chiarezza necessaria') pubblicato in prima pagina da 'Avvenire' ed imperniato su un immangiabile piatto forte a base di potere, sesso e soldi, critica implicitamente i comportamenti del signor S.B., e definisce la prostituzione 'moralmente indifendibile'. A questo riguardo gli italiani, soprattutto, sono sempre più preoccupati dalla distanza tra i mali del paese e le priorità del loro Presidente del Consiglio. In questo scandalo è presente una gamma di personaggi sufficiente a un’intera stagione di una soap-opera." Direi salomonicamente americana e pop.
La birmana e premio Nobel Aung Sàn SùKyi ritiene che la ricchezza di un paese consista in minori sofferenze delle persone, rispetto delle leggi, sicurezza di ciascuno, e nell’incoraggiare un’istruzione capace di ampliare gli orizzonti.
Partendo da questo la De Gregorio, sul suo blog, astenendosi dal racconto dei fatti, annota il fermento per il Rubygate di questi giorni attorno alla Questura: ragazze che entrano ed escono con borse firmate grandi come valige, scarpe di Manolo Blanick e occhiali giganti che costano un affitto, e per avere questo e limousine a disposizione, passano le notti travestite da infermiere o poliziotte a fingere per un vecchio miliardario ossessionato dalla propria v1r1l1tà, perché pensano che ricchezza e fortuna sia proprio, visto, sentito e proposto in quelle tv, l'esempio al potere, le sue leader-ma1tre55e e le stelline televisive che fanno carriera politica grazie a concessioni di sè che è meglio non definire. Concita ritiene perciò il baratro non politico, ma culturale, per l'assenza d’istruzione, cultura, consapevolezza e dignità. E nessuna alternativa convincente. Attraverso la non-cultura da 15 anni a questa parte si sarebbe prodotto il delitto politico della caduta libera verso il vuoto di un medioevo catodico e mediatico: alla fine il regime del paese è un enorme borde110. Quindi si appella alle italiane, la Direttrice, e sa che la maggior parte di loro non fa la fila per S.B. e il bungabunga: mandarlo a casa è compito loro e nostro, noi che sappiamo quanto l'apparenza non sia lontanamente un patrimonio, bensì un valore secondario. Quello in Italia ha imposto il "suo" modello, che ormai ci rappresenta: da destra e da sinistra la gente si decida, incita la DeGregorio, a togliergli il potere di rappresentarla, ritornando a modelli culturali incondizionati e incensurati.
E parla dello sconcerto davanti a un potere decadente, fatto di una corte di lacchè che lucrano alle spalle del despota malato, ma ci sgomentano i padri e i fratelli che rispondono alla domanda "è sua figlia, sua sorella la fidanzata del presidente?" con un "Magari". E' il momento di dire che non siamo noi questi italiani!!
Invece Anselma Dell'Olio-Ferrara, femminista storica di cultura americana, giornalista ebraico-cattolica, sui bungabunga e i festini è tassativa: trova la situazione veramente penosa e ridicola, rilevando che nessuna è stata portata lì con la forza e che il potere è sempre piaciuto alle donne. Da una parte mette tutte le sfumature della prostituzione femminile per soldi e potere, dall'altra 2 donne di valore come Marcegaglia e Camusso che si trovano di fronte in una battaglia di fine-impero. Forse per lei la rivoluzione culturale e mediatica operata dal più potente magnate ex-socialista, con una fortuna accumulata anche grazie a Craxi e compagnia bella, non è proprio evidente.
(notizie da concita.blog.unita.it/ topics.nytimes.com/ notizie.tiscali.it/)
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